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Nelle regioni selvagge e montuose della Mongolia occidentale vive un piccolo gruppo di nomadi kazaki che mantengono viva una tradizione millenaria. Sono cacciatori che aiutati dalle aquile catturano vari tipi di prede, tra cui volpi, lupi e lepri. Qui la caccia non è uno squallido “sport” da tempo libero, ma una fonte di sostentamento.

Ormai ne sono rimasti pochi, circa 300, e sono quasi tutti uomini, noti con il nome di “burkitshi“, fatta eccezione per una decina di donne, tra cui Zamanbol, incontrata nella regione Altai dal fotografo Leo Thomas, che si è spinto fin qui per immortalare questo popolo custode di antiche tradizioni, ai confini della civiltà.

Nomadi, vivono soprattutto di pastorizia, sono rimasti in pochi e non hanno bisogno di comfort. Basta l’essenziale. Anche quando le temperature invernali raggiungono i 40° sotto zero.

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